La barbona

Si svegliò, come ogni mattina, con il petto sconquassato dalla tosse, curata quotidianamente con un paio di pacchetti di sigarette, con la bocca impastata dalla nicotina e dall'alcool ingurgitato la sera precedente, con la solita nebbia che, ogni giorno più lentamente, si scioglieva dalla sua mente.

 

Non riusciva a decifrare l'ora sull'orologio, troppo lontano per i suoi occhi ormai invecchiati, ma l'esperienza aveva affinato i suoi sensi e sapeva che era l'ora giusta.

 

I cani le dormivano tranquillamente accanto e lei li carezzò dolcemente sulla testa, senza svegliarli. Non era l'ora ancora, per loro.

 

Senza aver guardato, nè letto, le tecnologiche previsioni metereologiche, sapeva con certezza che fuori c'era molto vento, i suoi occhi le lacrimavano copiosamente, come sempre nelle giornate ventose, e sapeva che pioveva poichè le sue ossa urlavano reclamando il sole. Avrebbero dovuto attendere chissà quanto, ancora, poichè l'inverno era appena iniziato e le piogge non davano tregua.

 

Si girò, cercando di riattivare le ossa scricchiolanti della mano sinistra che, essendo stata, per una buona parte della notte, sovrastata dal resto del corpo ranicchiato in quel giaciglio di fortuna, non ne voleva sapere di svegliarsi. La pesante coperta cadde in terra e il freddo che l'avvolse improvvisamente decretò, inesorabilmente, che era giunta l'ora di alzarsi.

 

Lei si sedette, accese la prima sigaretta della giornata che segnava definitivamente l'inizio.

 

L'inizio.

 

L'inizio di cosa?

 

L'inizio di una nuova giornata, vuota.

 

Lei era consapevole di non avere la forza sufficiente per cambiare le cose. Quali cose? La sua vita, per esempio. C'erano sempre mille scuse, mille alibi, mille ragioni, per non dare una svolta definitiva.



Per esempio l'età. "Ah se avessi vent'anni allora sì..." si diceva, ma sapeva che non era vero perchè i suoi vent'anni lei se li ricordava e si ricordava esattamente che, tutto sommato, non era così intraprendente neppure a quell'età, probabilmente non ce n'era la necessità, ma se ci fosse stata, sicuramente, si sarebbe macerata come ora che di anni ne aveva passati 50, senza concludere nulla.

 

Per esempio gli obblighi sociali. Lei sapeva che ne aveva ormai veramente pochi, quasi niente. E la sua latente anarchia glieli faceva odiare, ma solo a parole.

 

Alibi. Già.

 

Per cui spense la sigaretta nel portacenere di cristallo ancora pieno dalla sera precedente, appoggiato su un delizioso tavolino da salotto d'epoca, con le zampe tornite in ottone ed il piano in marmo dipinto, si alzò in piedi e cominciò la sua giornata da borghese con un saluto di dovere al resto della famiglia, una doccia, un velo di profumo e le solite quotidianità, senza convinzione, senza interesse, attendendo solo il ritorno della notte in cui avrebbe riconquistato se stessa.