Il villaggio delle paure

Non è un mio racconto.

E' un racconto costruito mettendo insieme le frasi scritte, in modo estemporaneo, da chi partecipava ad un corso di espressione corporea al quale ho partecipato.

Grammaticalmente scorretto, apparentemente privo di un senso logico, l'unico filo conduttore è la paura.

Prendetelo per quello che è... un esercizio.

 

Un grande grazie a Sara di Michele


Esiste un villaggio in un posto molto lontano, ma molto vicino al nostro cuore, nel quale solo di rado arriva la luce.

 

E’ un posto buio, silenzioso, a volte tetro.

 

il villaggio delle paureSi dice che questo villaggio sia abitato dalle paure degli uomini.

Sono molte, alcune vecchie come il mondo che vanno a spasso con i lupi e con le streghe, altre molto moderne che vanno a spasso con gli aerei, le macchine, gallerie, ponti e quotidiani.

 

Si divertono ad installarsi nella mente degli uomini deboli perché là trovano la forza per crescere e diventare enormi.

 

Di solito non se ne parla, tutti le conoscono ma pochi riescono a nominarle.

Si dice che per sconfiggerle bisogna accendere una luce molto forte dentro il proprio cuore, guardarle in faccia riconoscerle e ridere di loro. Solo così pare che piano piano perdano forza, diventino sempre più piccole fino a disintegrarsi.

La maggior parte sono molto sciocche, non hanno logica ed hanno un quoziente intellettivo molto basso.

Alcune possono rendere tristi i giorni felici e creare delle forti ansie che danno scossoni al proprio umore.

 

Quando si ha paura delle paure, queste acquistano forza, si impossessano dei sensi dell’uomo, e riescono a mandare in tilt il sistema intellettivo.

Pare che a questo punto l’uomo non sia più capace di ragionare si lascia impossessare e dalla sua bocca iniziano ad uscire un susseguirsi di parole senza senso, e un susseguirsi di azioni concatenate che minano la felicità.

 

Nel silenzio le paure escono dalla mente, girano tra le persone, le fanno pensare, le lasciano senza fiato…..ma quando il silenzio svanisce si nascondono di nuovo .

Shh, silenzio, ecco che compaiono degli orchi grandi, neri e pelosi, si cibano di cattiveria, felicità e innocenza, di amicizia ed amore, veloci, corrono come saette….ma ecco spuntare da lontano "Dolce e Gabbana", con un passo ondulato, sfacciato e tracotante, passeggia giudicando ora questo, ora quello.

I suoi mille occhi tutti uguali suggeriscono un’aria di superiorità verso “i diversi”.

Il suo corpo è molle e vuoto, si limita a farfugliare nomi senza senso, mostrando la sua pochezza….vicino a lui cammina “Il direttore delle tasse”, sentendosi potente giudica, nasce nei fanciulli di fronte alle cose più grandi di loro.

Non molto lontano c’è una casa, dove vive una vecchia, con vestiti un tempo belli, ma ormai ridotti a stracci, zoppica e ha un bastone e camminando si trascina nelle case di tutti quegli uomini rimasti soli.

Ecco, che arriva anche lei, era stanca, mille dispiaceri, era la paura della tristezza.

 

Vicino vola un passerottino, circondato da altri uccelletti, ma all’improvviso non riesce più a condividere la sua vita, e così partorisce la paura di non avere mai un nido felice.

 

Neinile, invece è molto bella, il suo aspetto simile a quello di un angelo con la pelle chiara e i capelli biondi, ma i suoi occhi sono neri, come la sua anima.

Cammina sempre di fronte perché si racconta che di spalle sia molto brutta e perfida .

Mi ha fatto vacillare, mi ha stupita e mi ha reso confusa ed insicura.

 

Si alza il vento all’improvviso e arriva un granello di sabbia, come un’anima abbandonata, è la paura del tradimento che ti fa perdere il percorso e sentire un granello di sabbia nel deserto.

 

Camminando tra l’aggressività e la violenza, c’è qualcuno che grida “non posso evitarti, t’incontro ogni volta che esco, cerco di evitarti, ma quando ti bacio, ogni abbraccio diventa timore, terrore”.

 

Ecco, anche lei passeggiava nella radura arrogante, fischiettando.

Quando appare qualcuno si nasconde dietro un albero. Si diverte a mostrarsi e nascondersi, afferra la mente, spegne la volontà, la fantasia e la voglia di essere, si chiamava Apatia.

 

Nella profondità degli abissi, il buio, l’assenza di movimento, di forme di vita, l’impotenza, il sentirsi persi, la paura di non avere altre possibilità, di aver sbagliato e di non poter recuperare, laggiù viveva la paura di essere soli.

 

Sono tutti così i folletti di questo villaggio, scompaiono per giorni, poi all’improvviso riappaiono, spuntano la solitudine, la paura di aver perso l’ultima possibilità, la paura di volare, quella che qualcuno entri in casa…la paura che il male mi possa distruggere

……alzo gli occhi al cielo….e un battito si spegne….l’anima fugge via….cammino più veloce per non sentirla, ma, è impossibile sfuggirle, porta via le persone felici, che ridono e che piangono.

 

Continuando a camminare l’uomo delle soluzioni mi regala un’armatura con la quale mi dice che potrà proteggermi da chiunque provi a rubare la mia anima.

 

Un’armatura che mi protegge e non mi lascia vivere le emozioni, mi inizia a far sentire come un leone in gabbia che un giorno trova coraggio e con un ruggito, fugge per essere libero.

 

Di paure ce ne sono tante, alcune immaginarie, altre concrete e reali: fanno parte di noi e costruiscono ciò che siamo.

Alcune si possono trasformare e sminuire, altre si possono abbandonare, e altre ancora bisogna solo saperle gestire per far sì che non ci sovrastino.

A tutto esiste sempre una soluzione, e quella di credere in se stessi, e vivere, piuttosto che lasciarsi vivere o sopravvivere, è già un grande passo avanti.