La televisione

Voglio, questa volta, fissare sulla carta, o meglio sul monitor, un pensiero che mi gira in testa da parecchio tempo e che riguarda la televisione.

 

Televisione non intesa come elettrodomestico, che pure ormai è diventato parte integrante delle nostre case, quasi in tutti gli ambienti, sempre più bella, sempre più nera e lucida, sempre più tecnologica (si attacca alla cappa della cucina e oltre a vedere la tv ci puoi navigare in internet, riscaldare il cornetto surgelato la mattina, tritare il ghiaccio); addirittura la troviamo appesa agli angoli dei ristoranti e dei bar, pronta ad attrarre la nostra attenzione che invece dovrebbe essere rivolta ad altre conversazioni.

 

E non voglio neppure fare il solito discorso sulla tv-spazzatura: basta non guardarla, andare a teatro, vedere un bel film al cinema, leggere un libro, fare una passeggiata in mezzo alla natura (e alla spazzatura) e ci irriteremo di meno quando accendendo la tv, perchè ormai non possiamo fare a meno di accendere la tv quando siamo in casa, vedremo degli idioti che indicando una regione e scegliendo un pacco vinceranno o perderanno un po' di quattrini o altri idioti che si scannano nel bel mezzo di una meravigliosa isola tropicale (ottima SPA secondo me, mi piacerebbe partecipare ma non sono famosa...).

 

E nemmeno dell'odiato digitale terrestre, nè del decadimento dei telegiornali nazionali, ho già dato...

 

E allora di che cosa vuoi parlare, direte voi, ammesso che abbiate continuato a leggere questo sconclusionato post.

 

Vorrei, se mi riesce, parlare della pubblicità, che poi è la cosa che mi rimane più impressa (saranno contenti i pubblicitari ed i committenti degli stessi) perchè non amo molto la tv e, essendo pigra, non amo fare zapping, mi fossilizzo su un canale, sempre lo stesso più o meno, e vedo quello che c'è lì anche se l'ho già visto 180 volte.

 

Essendo io figlia degli anni '60 ricordo i caroselli e l'evoluzione della specie in tutte le sue forme e le sue bugie.

 

Ora come allora alcune pubblicità sono realizzate in modo che abbiano un seguito e che il telespettatore sia indotto a guardare la puntata successiva per vedere "come va a finire".

 

Altre pubblicità, normalmente dei profumi, hanno un'ambientazione sfarzosa, poche parole pronunciate in francese, trasparenze di veli che fluttuano nel monitor, quasi si sente l'aroma del profumo pubblicizzato, tacchi altissimi e donne e uomini meravigliosi ed eterei.

 

Altre ancora, invece, utilizzano una lingua sconosciuta ai più, che dovrebbe essere inglese ma che pronunciata a quella velocità diventa una lingua marziana, del tipo makeupartist (il vecchio truccatore per dirla in italiano), oppure easypeel o altro che in questo momento non mi viene in mente. Lingua marziana utilizzata per pubblicizzare qualsiasi cosa: dalla carta igienica al nuovo modello di cellulare, dalla scatola di tonno sott'olio al mascara per le ciglia.
Forse i pubblicitari pensano che se il telespettatore non capisce niente di quello che viene detto nella pubblicità è più attratto dal prodotto... bah non so.

 

Ma la cosa che più mi turba nella pubblicità è l'utilizzo indiscriminato di bambini nella pubblicità.

 

Ci sono bambini per pubblicizzare pannolini e omogeneizzati, ci sono bambini per pubblicizzare merendine e succhi di frutta, ci sono bambini per pubblicizzare prodotti alimentari a loro dedicati, ma ci sono bambini anche per pubblicizzare automobili, detersivi, affettati, formaggi, cellulari... tutto insomma.

 

Ora sarà perchè io non amo particolarmente i bambini e non mi commuovo facilmente alla loro vista, e sarà anche perchè conosco abbastanza da vicino il mondo dello spettacolo applicato ai bambini (regolari contratti di lavoro a termine con regolari contribuzioni versate all'INPS) ma a me sembra un replicarsi del mondo raccontato dal grande film di Visconti, "Bellissima", interpretato dalla meravigliosa Anna Magnani. Un accalcarsi di ostinate mamme che guardano al mondo dello spettacolo come alla svolta della loro vita e che portano i loro figli su una passerella così vacillante e così poco sicura da dimenticare il pericolo al quale espongono i loro bambini.

 

E, inevitabilmente, penso allo sfruttamento dei minori.