Crociera low cost

Sdraiata sul lettino del ponte di prua, si godeva un sole poco sincero, che spesso, per dispetto, si nascondeva dietro a
banchi di nuvole che correvano veloci nel cielo. Il vento forte ma morbido accarezzava tutto il suo corpo, faceva vibrare i
lembi dell'asciugamano colorato che copriva la tela blu del suo giaciglio; ogni tanto una sferzata più violenta le dava la
sensazione di precipitare, ma durava poco e lei si rassicurava lasciandosi nuovamente accarezzare da quelle mani morbide e invisibili, amorevoli e consolatorie.

 

Gli occhi necessariamente chiusi donavano a tutto il suo essere una rilassatezza al limite del sonno, vigile ma assente.

 

In quello stato la sua mente vagava e si soffermò a lungo a pensare a quello strano viaggio che si era regalata: una
crociera low cost, quasi a fine stagione, prima che fosse troppo tardi.
Low cost... sarebbe dovuta costare poco, infatti il costo iniziale era stato irrisorio, il problema è che poi tutto il
resto del viaggio si era rivelato piuttosto dispendioso. Ogni cosa aveva un prezzo, perfino lo stare sdraiata su quel
lettino, sotto ad un sole indeciso di settembre, aveva avuto un costo.

 

Ad ogni modo lei cercava di godersi ogni attimo di quel viaggio, non recriminando sui costi sostenuti che, peraltro, spesso venivano ricompensati da altrettante cose gradevoli.

 

E mentre si faceva cullare dal vento ed accarezzare dal sole iniziò, senza volerlo, un gioco con se stessa, cercando di
"catalogare" ed analizzare i suoi sconosciuti compagni di viaggio.
Chissà perchè, pensò, le figure dominanti di quel viaggio erano donne. Eppure di uomini ce n'erano...

 

Comunque, la prima persona che le venne in mente era una bambina con gli occhi neri, grandi e profondi, che si aggirava sulla nave con un cipiglio da donna vissuta, abbracciata ad una bambola alla quale sussurrava amorevolmente dolci parole.
E, probabilmente, erano quasi le uniche parole che pronunciava perchè, avendo cercato più volte di parlarle, la bambina rispondeva quasi soltanto con cenni della testa, fissandosi sul volto un broncio irritato, e scappando non appena possibile. Educatamente, così come le avevano insegnato i suoi genitori che viaggiavano con lei, rifiutava ogni dialogo o parvenza d'amicizia.
Anche i suoi genitori, schivi e riservati, partecipavano poco alla vita sociale della nave, se non in occasioni speciali,
ma erano tutti proiettati nel loro microcosmo. Sembravano sereni e contenti così.

 

Poi c'era una bella ragazza, un bel tipo mediterraneo, sempre attorniata da un nugolo di ragazzi e ragazze.
Aveva innato lo spirito di "leader ludica", inventava e realizzava nuovi giochi, coinvolgendo anche il più timido del
gruppo che in quel momento le stava intorno, faceva ridere e rideva con una risata contagiosa. Riusciva addirittura a
coinvolgere nei giochi appena inventati anche le persone più adulte che si trovavano a passare vicino a lei.
Ma, a volte, la si poteva scorgere da sola a guardare lontano, pensierosa e lontana con la mente.

 

Una giovane donna con gli occhi sognanti era un altro passeggero della nave. Camminava accarezzandosi il ventre gonfio del suo bambino che sapeva sarebbe stato il più bello, il più amato, il più fortunato del mondo. Il marito, spesso, le
camminava di fianco, guardandola e, probabilmente, non capiva fino in fondo. A volte lui si assentava e lei sembrava non accorgersene, immersa com'era nel suo nuovo, sconosciuto ruolo che stava rappresentando.

 

Una carezza del vento, un po' più energica delle altre, le scompigliò violentemente i capelli che le ricaddero sul viso,
distogliendola momentaneamente da quel gioco e ricordandole che era ora di girarsi altrimenti si sarebbe bruciata.
Abbandonò momentaneamente e malvolentieri i suoi compagni di viaggio, e, sempre ad occhi chiusi per non perdere la magia onirica, si girò nel suo lettino e le venne voglia di fumare.
Con la mano cercò il pacchetto di sigarette appoggiato in terra, ne estrasse una raccolse anche l'accendino, eseguì il
rituale dell'accensione, riappoggiò il pacchetto in terra, aspirò con piacere la prima ondata di tabacco gustandolo e
assaporandolo ancora di più del solito, perchè ad occhi chiusi poteva concentrarsi soltanto sul sapore che le bruciava la bocca e che la gratificava.

 

Mentre fumava cercava di riprendere i suoi pensieri ma non riusciva a concentrarsi su una persona in particolare, passava in rassegna grandi gruppi di compagni di viaggio, alcuni conosciuti, altri soltanto intravisti. Come quel personaggio, proabilmente, anzi, sicuramente membro dell'equipaggio, che non le piaceva troppo, così a pelle le dava una sensazione di viscido. Aveva sempre pensato a lui come ad un molestatore di bambini.

 

Questo compagno di viaggio non le piaceva e quindi si soffermò poco sulla sua persona, dimenticandosene non appena scorse all'orizzonte della sua mente gruppi di persone festanti, che cantavano e ballavano, che a volte si incrociavano. Succedeva anche che qualcuno di un gruppo andava ad unirsi ad un altro gruppo incontrato per caso, trascinandosi dietro qualche altra persona.

 

Spense la sigaretta irritata dal fatto che non riusciva più a concentrarsi su un volto specifico, proprio mentre la musica
di sottofondo, leggera e discreta, veniva coperta da un vociare che lei conosceva bene.

 

Sempre senza aprire gli occhi riconobbe la voce di una donna piuttosto giovane che aveva sempre al suo fianco due bambini di qualche anno di differenza l'uno dall'altro. L'età non era l'unica cosa che differenziava i due, erano davvero due persone diverse, uno moro l'altro biondo, uno magro, lento, solitario, imbronciato, irascibile, l'altro tornito, correva
sempre, cercava amicizie, solare. E, comunque, la mamma aveva un gran bel dafare con questi due fratelli che tra di loro si ignoravano, si evitavano, non si amavano. Il marito spesso accanto a loro, cercava di mediare nelle controversie familiari ma si notava che soffriva di quella situazione. Si vedeva che era fuori posto, tant'è che spesso lo si trovava accanto a gonne diverse da quelle della moglie della quale non condivideva lo stile di vita dedicato ai figli.

 

Pensando a questa famiglia le venne in mente una ragazzotta che spesso era con loro ma che era scesa al primo scalo della nave. Simpatica, rumorosa, invadente. Peccato fosse scesa così presto, sarebbe stata una buona compagnìa per quella donna, e non solo.

 

E subito le venne in mente un altro strano personaggio con il quale spesso aveva condiviso idee e risate: era un ragazzo alto e magro ma che si vestiva e si atteggiava da donna. Lui diceva di non essere gay ma di essere una vera donna e portava con determinazione, cipiglio e fierezza, la sua diversità, pagando tutti i prezzi che c'erano da pagare, senza lamentarsi mai.

 

E poi c'era quella donna di mezza età, ancora piacente, che non si curava mai di nessuno se non per scambiare qualche frase di convenevoli, i cui occhi vagavano inquieti. Era altrettanto palese la sua irrequietezza e senso di inadeguatezza alla situazione che di volta in volta viveva, la ricerca continua di altro rispetto al presente.

 

Un fastidioso brivido interruppe i suoi pensieri percorrendole la schiena facendole aggrottare la fronte. Si rese conto che il sole era sempre meno caldo, probabilmente era già tramontato e lei non si era accorta del tempo che era passato.

 

Non avrebbe voluto staccarsi da quei pensieri che le avevano fatto compagnia, ma lentamente, molto lentamente, ancora con gli occhi chiusi, si girò e si sedette con i piedi, freddi, che toccavano il terreno.
Sapeva che se avesse aperto gli occhi tutti i suoi compagni di viaggio, così come lei li aveva elaborati, sarebbero spariti ed allora, per prolungare un po' di più il suo sogno-realtà, cercò di nuovo le sigarette e ne accese una, aspirandola avidamente come se potesse infonderle il coraggio necessario per tornare definitivamente sveglia.

 

Aprì gli occhi ed ebbe la conferma di essere sola, nessuno dei suoi compagni di viaggio passava, ma lei sapeva che c'erano, che esistevano, che erano esistiti.

 

Sapeva che la crociera, la sua crociera low cost, stava per terminare; sapeva che il giorno stava per terminare per
lasciare posto alla notte, al freddo ed al silenzio. Avrebbe dovuto alzarsi e rifugiarsi in un posto caldo, con qualcuno
che tentasse di riscaldarla, di cullarla fino all'arrivo del sonno e del buio.

 

Spense la sigaretta, si sdraiò nuovamente sul suo lettino, fissò la luna velata dalla foschia che, prepotentemente, stava prendendo il posto del timido sole, ed attese da sola, consapevole di non avere più nessun compagno di viaggio, la notte.

 



 

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